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Sostanze reprotossiche e aggiornamento del DVR: cosa cambia per le aziende dopo il D.Lgs. 135/2024

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Il Decreto Legislativo 135/2024 ha introdotto importanti modifiche al D.Lgs. 81/2008 in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, recependo la Direttiva (UE) 2022/431. La principale novità riguarda l’estensione delle misure già previste per gli agenti cancerogeni e mutageni anche alle sostanze tossiche per la riproduzione, comunemente definite sostanze reprotossiche. Si tratta di un aggiornamento normativo rilevante, che impone alle aziende una verifica attenta delle sostanze e miscele utilizzate nei propri cicli produttivi, con particolare riferimento alla classificazione di pericolo riportata nelle schede dati di sicurezza.

Cosa sono le sostanze reprotossiche

Le sostanze reprotossiche sono agenti chimici che possono compromettere la fertilità maschile o femminile oppure interferire con il normale sviluppo dell’embrione o del feto. Nel sistema di classificazione previsto dal Regolamento CLP, particolare attenzione deve essere posta alle sostanze e miscele classificate con indicazione di pericolo H360 – Può nuocere alla fertilità o al feto.

La sigla H360 può essere accompagnata da ulteriori specificazioni, ad esempio:

H360F – può nuocere alla fertilità;
H360D – può nuocere al feto;
H360FD – può nuocere sia alla fertilità sia al feto;
H360Df – può nuocere al feto e si sospetta che possa nuocere alla fertilità;
H360Fd – può nuocere alla fertilità e si sospetta che possa nuocere al feto.

La presenza di queste indicazioni nelle schede dati di sicurezza rappresenta un elemento da valutare con particolare attenzione nell’ambito della valutazione del rischio chimico aziendale.

Perché è necessario aggiornare la valutazione del rischio

Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 135/2024, le sostanze tossiche per la riproduzione rientrano nel campo di applicazione del Titolo IX, Capo II del D.Lgs. 81/2008, insieme agli agenti cancerogeni e mutageni.

Questo comporta, per il datore di lavoro, la necessità di verificare se all’interno dell’azienda siano presenti agenti chimici classificati come reprotossici e, in caso affermativo, aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi.

L’aggiornamento non può limitarsi a una semplice verifica documentale, ma deve considerare le reali condizioni di utilizzo delle sostanze: quantità impiegate, frequenza e durata dell’esposizione, modalità operative, vie di esposizione potenziali, misure di prevenzione già presenti e possibilità di sostituzione con prodotti meno pericolosi.

Gli obblighi principali per il datore di lavoro

In presenza di sostanze reprotossiche, il datore di lavoro deve procedere a una valutazione specifica del rischio, individuando le mansioni e le attività che possono comportare esposizione.

Tra gli obblighi principali rientrano:

  • verifica puntuale delle schede dati di sicurezza dei prodotti utilizzati;
  • identificazione delle sostanze o miscele classificate H360;
  • valutazione delle modalità, della durata e della probabilità di esposizione;
  • individuazione delle misure necessarie per eliminare o ridurre al minimo il rischio;
  • adozione di misure tecniche, organizzative e procedurali adeguate;
  • valutazione della possibilità di sostituzione delle sostanze pericolose;
  • eventuale monitoraggio dei livelli di esposizione, ove tecnicamente applicabile;
  • aggiornamento della formazione e informazione dei lavoratori;
  • coinvolgimento del Medico Competente per gli aspetti di sorveglianza sanitaria.

La gestione del rischio deve quindi essere integrata all’interno del sistema aziendale di prevenzione, con un approccio coordinato tra datore di lavoro, RSPP, consulenti tecnici, medico competente e lavoratori.

Misure di prevenzione e protezione per sostanze reprotossiche

Quando non è possibile eliminare completamente l’utilizzo di una sostanza reprotossica, l’azienda deve adottare misure finalizzate a ridurre l’esposizione al livello più basso tecnicamente possibile.

Le misure possono comprendere, ad esempio:

  • sostituzione della sostanza o miscela con alternative meno pericolose;
  • utilizzo di sistemi chiusi o procedure che limitino la dispersione dell’agente;
  • aspirazione localizzata o ventilazione adeguata;
  • riduzione delle quantità utilizzate e dei tempi di esposizione;
  • limitazione del numero di lavoratori esposti;
  • definizione di procedure operative sicure;
  • utilizzo di dispositivi di protezione individuale idonei;
  • corretta etichettatura, conservazione e gestione dei prodotti chimici;
  • formazione specifica dei lavoratori sui rischi e sulle misure da adottare.

Particolare attenzione deve essere posta anche alle attività non routinarie, come manutenzioni, travasi, pulizie, smaltimento di residui o gestione di emergenze, che possono comportare esposizioni occasionali ma significative.

Formazione, sorveglianza sanitaria e monitoraggio

Il D.Lgs. 135/2024 rafforza anche gli obblighi di informazione e formazione dei lavoratori esposti o potenzialmente esposti ad agenti reprotossici.

La formazione deve essere aggiornata almeno ogni cinque anni e ogni volta che intervengano modifiche significative nei processi, nelle sostanze utilizzate o nelle misure di prevenzione adottate.

Un ruolo centrale è inoltre svolto dalla sorveglianza sanitaria, che deve essere valutata e pianificata dal Medico Competente in funzione delle caratteristiche dell’esposizione e dei rischi specifici presenti.

In alcuni casi può risultare necessario effettuare monitoraggi ambientali o biologici, confrontando i risultati con i valori limite di esposizione professionale o biologici previsti dalla normativa applicabile.

Cosa devono fare concretamente le aziende

Per gestire correttamente l’adeguamento normativo, le aziende dovrebbero avviare un percorso strutturato di verifica e aggiornamento, articolato almeno nelle seguenti fasi:

  1. raccolta e revisione delle schede dati di sicurezza aggiornate;
  2. individuazione delle sostanze e miscele classificate H360;
  3. analisi delle attività e delle mansioni che comportano utilizzo o esposizione;
  4. valutazione della possibilità di sostituzione;
  5. aggiornamento del DVR chimico e, ove necessario, della valutazione specifica per agenti reprotossici;
  6. revisione delle misure tecniche, organizzative e procedurali;
  7. aggiornamento della formazione dei lavoratori;
  8. confronto con il Medico Competente per gli aspetti sanitari;
  9. definizione di eventuali monitoraggi ambientali o biologici;
  10. aggiornamento della documentazione aziendale di prevenzione.

L’introduzione delle sostanze reprotossiche nel campo di applicazione delle norme previste per gli agenti cancerogeni e mutageni richiede un approccio tecnico accurato. Una corretta valutazione non può basarsi esclusivamente sulla presenza della classificazione H360, ma deve tenere conto delle effettive condizioni di lavoro, delle modalità di utilizzo dei prodotti e delle reali possibilità di esposizione dei lavoratori. Una consulenza HSE specializzata può supportare l’azienda nella revisione delle schede dati di sicurezza, nell’individuazione degli agenti reprotossici, nell’aggiornamento del DVR, nella definizione delle misure di prevenzione e nella predisposizione della formazione specifica. Le modifiche introdotte dal D.Lgs. 135/2024 rappresentano un passaggio importante nell’evoluzione della normativa sulla protezione dei lavoratori esposti ad agenti chimici pericolosi. Per le aziende, l’aggiornamento della valutazione del rischio non deve essere considerato un mero adempimento formale, ma un’occasione per verificare in modo puntuale la gestione delle sostanze chimiche, migliorare le misure di prevenzione e rafforzare la tutela della salute dei lavoratori. La prima azione da intraprendere è semplice ma fondamentale: verificare le schede dati di sicurezza dei prodotti utilizzati e individuare l’eventuale presenza di sostanze o miscele classificate come tossiche per la riproduzione. Da questa verifica dipende la corretta impostazione di tutto il percorso di aggiornamento del DVR e delle misure di gestione del rischio.

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