Il comparto delle pulizie, disinfestazione e servizi integrati (Codice Ateco 81.2) rappresenta un pilastro del tessuto economico italiano, contando oltre 290.000 addetti. Si tratta di un settore caratterizzato da un’estrema eterogeneità degli ambienti di lavoro (uffici, ospedali, siti industriali, alberghi) e da una forza lavoro strutturalmente vulnerabile: circa il 65% è composto da donne, il 60% opera con contratti part-time o a tempo determinato e vi è un’elevata quota di lavoratori stranieri. Questa frammentazione organizzativa, unita a turnazioni spesso disagevoli e a frequenti cambi di appalto, espone i lavoratori a rischi trasversali che spaziano dal biologico al chimico, fino alle sollecitazioni biomeccaniche.
Il presente articolo riporta un’analisi dei dati ufficiali INAIL, pubblicati nella Scheda Informativa n. 13 “Le patologie nel settore delle pulizie”, su malattie professionali e agenti di rischio espositivi di settore, estrapolati dai sistemi sorveglianza nazionali MalProf (per lo studio dei nessi causali e dei profili patologici) e Marel (per l’individuazione degli agenti di rischio ed espositivi) relativi al quinquennio 2019 – 2024.
Denunce di malattie professionali nel settore delle pulizie (2019-2024)
I dati INAIL confermano un trend di denunce di malattia professionale nel settore delle pulizie in costante crescita. Escludendo il 2020 (anno anomalo in cui il Covid-19 ha bloccato molte attività), la percentuale di malattie riconosciute in questo comparto sul totale dell’industria è passata dal 2,0% del 2019 al 2,6% del 2024, con un picco del 2,8% nel 2023. Per un datore di lavoro, questo si traduce in più assenze, calo della produttività e potenziali responsabilità legali.
Fattori di rischio principali causa di malattie professionali nel settore delle pulizie
Se guardiamo alle malattie effettivamente riconosciute dall’INAIL (su quasi 3.000 casi analizzati), il vero nemico della salute dei lavoratori è il sovraccarico biomeccanico e posture scorrette, nello specifico:
- Malattie muscolari e articolari (braccia, spalle, ginocchia): Rappresentano oltre la metà dei casi (53,6%).
- Malattie della colonna vertebrale (mal di schiena cronico, ernie): Costituiscono il 27,6% dei casi.
- Sindrome del tunnel carpale (dolore e formicolio a mani e polsi): Copre il 14,6% dei casi ed è una patologia quasi specifica del personale femminile (colpisce il 16,9% delle donne contro appena il 6,6% degli uomini nel settore).
Non mancano inoltre, i rischi legati a sostanze pericolose: il 9,6% delle malattie è causato dal contatto con polveri nocive o materiali edili (come amianto o silice) durante pulizie straordinarie o industriali.
Rischio chimico, un fattore importante
Se gli studi epidemiologici e clinici dimostrano una fortissima associazione tra l’attività di pulizia e l’insorgenza di patologie a carico dell’apparato respiratorio (asma occupazionale, riniti) e cutaneo (dermatiti irritative e allergiche) dovute ai prodotti chimici utilizzati, nei flussi di denuncia routinari queste patologie risultano numericamente scarse (0,5% la cute, pochissimi casi l’asma). Questo fenomeno indica una diffusa difficoltà da parte dei lavoratori e delle strutture sanitarie nel correlare i sintomi respiratori e cutanei all’esposizione chimica professionale, mascherando il rischio chimico reale dietro l’evidenza immediata del disturbo muscoloscheletrico. Ma il rischio chimico c’è, è reale e va gestito, dove l’INAIL registra un rischio di contrarre malattie della pelle 3 volte superiore rispetto agli altri settori.
Azioni preventive
In miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza degli operatori del settore richiede un approccio integrato e multidimensionale, che coinvolga l’organizzazione del lavoro in tutte le sue specificità e si estenda anche alla promozione della salute, attraverso l’adozione degli strumenti e delle pratiche più efficaci disponibili in questo ambito.L’ approccio prevenzionistico deve essere integrato e multidimensionale prevedendo:
- Valutazione del rischio anche per attività straordinarie ed estemporanee: La Valutazione dei Rischi non può limitarsi alle attività ordinarie ma considerare anche attività straordinarie (es. interventi in spazi confinati o sospetti di inquinamento, pulizia di cisterne industriali, bonifiche localizzate di amianto).
- Ergonomia delle attrezzature: Considerato che oltre il 71% degli agenti causali è legato al sovraccarico biomeccanico, è prioritario adottare attrezzature dotate di elevate caratteristiche ergonomiche (manici telescopici regolabili, sistemi di strizzatura automatizzati o assistiti, riduzione dei pesi dei secchi) e strutturare una corretta rotazione dei compiti lavorativi.
- Valutazione del rischio chimico e adozione di misure di prevenzione specifiche per la cute e le vie respiratorie: Vigilare sul rispetto delle corrette procedure di utilizzo e stoccaggio dei prodotti chimici e utilizzo dei D.P.I.
- Formazione multilingua e monitoraggio dell’efficacia: In linea con le più recenti indicazioni in tema di riforme sulla formazione, le aziende devono sviluppare percorsi di formazione e addestramento mirati, considerando anche la presenza di lavoratori stranieri e la necessità di superamento di barriere linguistiche e comportamentali. Non è più sufficiente erogare l’attività formativa in aula: è necessario monitorarne e verificarne l’efficacia sul campo attraverso la vigilanza costante delle prassi operative adottate dai lavoratori durante i loro turni.

